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Il farmacista di Auschwitz – di Dieter Schlesak

By francescomarotta

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«Sì, io preferisco chiamarlo l’Uno-Tutto, sempre giovane … Lui lo ha voluto, senza quest’Uno non può accadere assolutamente nulla e, se noi ne parliamo con il nostro linguaggio umano e la nostra miopia, diciamo sempre cose inadeguate … oltrepassa di gran lunga la nostra comprensione. Io ho udito là, nel campo di concentraamento, i sopravvissuti alla loro morte e loro hanno vissuto “la tomba nell’aria” e la luce infinitamente chiara al di là del corpo e della storia cruenta, come i molti che ritornano oggi da casi di morte apparente, anche quelli sui campi di battaglia, persino i morti di Hiroshima, di cui sappiamo che hanno udito un messaggio fantastico, bello, inafferrabile: la morte è solo un transito, una liberazione per un mondo luminoso pieno d’amore, proprio come gli antichi saggi sapevano da moltissimo tempo e hanno tramandato, per esempio nel decimo libro della Repubblica di Platone o nei diversi Libri dei morti, e questi messaggi delle vittime erano possibili perché loro si erano ridestati dalla condizione di morti e potevano informarci al riguardo. Sì, e proprio questo mi dà la speranza che il loro dolore non sia stato vano, che i milioni non siano morti invano … E questo, proprio questo è bello! Questo è l’inimmaginabile, l’incomparabile, ciò che il linguaggio non sa dire; anche nel negativo, lo stesso crimine dei nazisti, che trafficavano con la “banalità” senza resti del povero corpo umano, come fosse “dimostrato” che l’uomo è un niente, è pura materialità, da demolire, da annientare a milioni riducendolo a montagne di capelli, di ossa … anzi, trasformandolo in cenere, annientando anche la morte: l’uomo è un numero, un esemplare privo di destino … altrimenti non è niente. Niente? Il campo di concentramento ha mostrato, prodotto, inaugurato esattamente il contrario: Dio, in effettti, in ebraico è il NIENTE. E la speranza? Non è assurdo pensare che essa acquisti terreno attraverso questo paradosso assoluto: ovvero che l’impensabile nella morte sia ora divenuto universale, anzi, storia? No, perché proprio l’indicibile, o l’assurdo, nel tentativo di dirlo diventa la verità!»

(Su Doctor Blue and Sister Robinia qualche pagina del libro di Dieter Schlesak, un’opera che nessuno dovrebbe permettersi di non leggere.)

Il farmacista di Auschwitz

IL FARMACISTA DI AUSCHWITZ  

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