Get Adobe Flash player

ADS ROMANIA

  • 1
  • 2
Prev Next
ADS ROMANIA
ADS ROMANIA (2)

 

img 0889

A un anno dal conferimento del Premio Astrolabio, Dieter schlesak e Vivetta Valacca, con La luce dell’anima si aggiudicano il prestigioso Premio “Letteratura” indetto dalla rivista internazionale Nuove Lettere e dall’Istituto Italiano di Cultura di Napoli del quale hanno fatto parte dall’inizio fino alla prematura scomparsa gli scrittori Dario BellezzaFranco Fortini e Giorgio Saviane.

La giuria del Premio, composta dalla Redazione della rivista Nuove Lettere, vanta la presenza dei Professori Roberto Pasanisi (Lingua e Letteratura italiana, Università Statale per le Relazioni Internazionali MGIMO, Mosca), Constantin Frosin (Lingua e Letteratura francese, Università “Danubius”, Galaţi), Antonio Illiano (Lingua e Letteratura italiana, University of North Carolina at Chapel Hill), Mario Susko (Letteratura americana, State University of New York), Násos Vaghenás (Teoria e critica letteraria, Università di Atene) e Nguyen Van Hoan (Letteratura italiana e Letteratura vietnamita, Università di Hanoi).

Oltre 1.150 le opere a concorso nelle varie sezioni di poesia, narrativa e saggistica.

Nel cuore dell’uomo, nel cuore di Dio:

dal Cantico dei Cantici a La luce dell’anima

(Conferenza dell’autrice all’Accademia Culturale di Rapallo, 18 novembre 2014)

 

Ci sono accostamenti obbligati di opere che hanno una grande distanza temporale fra loro.

È il caso del Cantico dei cantici e de La luce dell’anima.

Occorre quindi ripercorrere i caratteri dei testi che sembrano corrispondersi, pur in epoche diverse e in contesti diversi.

Il Cantico dei Cantici è un libro dell'Antico Testamento, quindi un libro sacro per gli ebrei e per i cristiani.

Tuttavia è un libro anomalo.

Non si parla di profeti, di re, o della storia del popolo di Israele, ma di due innamorati.

Anzi, il Cantico dei Cantici è costituito dalle voci alternate dei due amanti che si cercano, si desiderano, si negano nel gioco d'amore.

È opportuno usare il termine amanti, cioè "coloro che amano", nella piena accezione del participio presente da cui il sostantivo amanti deriva, perché non sappiamo se i due giovani siano fidanzati o no.

Non sappiamo neppure chi sia il vero autore o chi siano i veri autori del testo.

Il canto si apre con le parole Shir Ashirim, cioé Cantico dei Cantici di Salomone, quindi si apre alla maniera dei Salmi – anch’essi opere poetiche della Bibbia - con l'attribuzione della paternità dell'opera, in questo caso al re Salomone, figlio di Davide, che si dice autore anche di due salmi, della maggior parte del libro dei Proverbi e dell’Ecclesiaste o Qoelet.

Ma questa, che sembrerebbe una vera e propria firma, cioè una dichiarazione di paternità fatta dallo stesso autore, o, quantomeno, una certificazione dell'opera legata ad una paternità indiscussa, è invece un'attribuzione tradizionale, legata proprio al fatto che gli altri testi poetici ascritti a Salomone, la sua storia densa di relazioni amorose, il suo stesso nome che significa uomo di pace - quindi accostabile alla sfera dell'amore più che a quella della guerra - lo rendono l'autore ideale cui attribuire l'opera.

Circa la datazione gli esegeti ritengono invece probabile che il testo sia stato scritto alcuni secoli dopo la morte di Salomone, addirittura dopo l'esilio di Babilonia, quindi, se Salomone regnò dal 970 al 930 a. C., il Cantico dei Cantici sarebbe invece stato composto dopo il 515 a. C.

Ma non solo è in dubbio la paternità del Canto, ma, come nel caso della questione omerica, ci si chiede se vi sia un unico autore o, davvero, due voci distinte, in questo caso una realmente maschile ed una realmente femminile, o, addirittura, ipotesi fatta anche per i testi omerici, se l'autore sia una donna.

Certo è, anche in questo caso come per i poemi omerici, che canti tradizionali hanno preceduto e alimentato quest'opera.

Come nel caso dell' Iliade, si ipotizza anche che sia un'opera giovanile di Salomone e, come nel caso dei libri omerici, studi linguistici mostrano la presenza di vocaboli risalenti a periodi diversi che concorrono ad ipotizzare datazioni diverse.

Come se non bastasse questo libro entra tardi nel canone ebraico dei libri sacri, forse proprio grazie alla sua attribuzione al re Salomone. L’introduzione avviene solo nel I secolo d. C. ad opera di Rabbi Akiva in occasione del Sinodo Rabbinico di Javne.

Gli ostacoli alla canonizzazione sono evidenti: l’amore raccontato in versi non ha soltanto tutte le sfumature della tenerezza, ma anche quelle della sensualità e dell’erotismo, sino al canto dell’amplesso.

La via alla canonizzazione fu invece la lettura allegorica che vedeva nell’immagine maschile la figura di Dio, lo sposo, e in quella femminile la collettività ebraica, la sposa, tanto che ne viene fatto un uso liturgico ed è letto in occasione della Pasqua, festa che celebra l’uscita dall’Egitto col miracoloso passaggio del Mar Rosso e, quindi, il momento in cui il popolo di Israele assume piena consapevolezza della propria identità, divenendo appunto popolo a pieno titolo, anzi “popolo di Dio” o sposa dell’Eterno, da Dio stesso cercato e salvato.

Allo stesso modo i cristiani accettano il Cantico dei Cantici come rappresentazione dell’amore fra Cristo, immagine maschile, lo sposo, e la Chiesa, immagine femminile, la sposa.

Ma, a prescindere da queste associazioni, resta  assolutamente inattaccabile l’affermazione di Rabbi Akiva, che ottenne l’inserimento del Cantico nel canone ebraico dicendo: il mondo intero non è degno del giorno in cui il Cantico dei Cantici è stato donato a Israele: tutte le Scritture infatti sono sante, ma il Cantico dei Cantici è il Santo dei Santi.

Quindi, indipendentemente dalle origini, fosse esso canto erotico secolare o canto nuziale, rispecchierebbe pienamente quel titolo che, nella ripetizione della parola Cantico esprime un superlativo assoluto secondo la costruzione ebraica della frase, quindi equivarrebbe a Il più sublime tra i cantici.

Se noi cerchiamo il Cantico dei Cantici nel web, troviamo che Wikipedia dice che le immagini erotiche non pregiudicano il carattere sacro dell’opera “in quanto l’amore erotico dei due amanti, per l’autore del testo ha origine divina, come si può ricavare dal cap. 8. V. 6: Una fiamma di Dio/del Signore. È questo forse il messaggio principale del Cantico: l’amore tra uomo e donna, in tutte le sue dimensioni, quando è capace di recuperare l’originaria relazione col Creatore, ha una forza superiore a quella della morte e libera l’essere umano dalla sua paura; i due amanti ripristinano quindi la condizione edenica di Adamo ed Eva, che prima del peccato vivevano una relazione perfetta tra loro e con Dio.”

 

Vale la pena di citare Wikipedia non per una sua particolare autorevolezza, ma per mostrare quanto, anche nell’informazione non specialistica, anzi nell’informazione comune, ormai accessibile attraverso i media, il Cantico dei Cantici emerga come una sublime declinazione letteraria dell’amore e come l’amore declinato nel Cantico sia l’amore perfetto e ideale che ricongiunge a Dio e questa definizione non sia un’ipotesi, ma una constatazione che non può essere messa in discussione.

Poco importa, dunque, a questo punto stabilire chi siano i due amanti del Cantico, o che essi si identifichino, secondo la tradizione, con re Salomone e la regina di Saba o che Sulamita, il nome della sposa, sia il femminile del nome Salomone o indichi la provenienza della donna, quello che conta è che la santità del suo significato simbolico fa sì che il Cantico sia per la Bibbia ciò che il Santo dei Santi o Santissimo  è per il Tempio, cioè il luogo più santo, tanto che si dice che il Cantico dei Cantici includa metaforicamente tutta la Torah.

La letteratura occidentale in lingua volgare angelicherà la figura femminile, ma solo la trasgressione, Ginevra e Lancillotto, Paolo e Francesca, ricongiunge esplicitamente l’amore con la sfera della sensualità e bisogna arrivare all’amore romantico perché si possa amare la divina fanciulla desiderandola carnalmente, per cui non troviamo opere che possano ricordare il Cantico dei cantici.

Celebre è la ben più recente storia d’amore fra i poeti Elizabeth e Robert Browning in epoca vittoriana, che si traduce in un epistolario prima delle nozze e che comprende liriche di entrambi gli autori, che tuttavia non costituiscono un percorso strutturato come il Cantico.

Il dialogo lirico La luce dell’anima, scritto da Dieter Schlesak, uno dei più grandi poeti di lingua tedesca viventi, e da me e pubblicato dall’editore ETS di Pisa, è invece definibile come un libro di chiara tradizione abramitica ed è stato presentato alla Festa del Libro Ebraico di Ferrara del 2013 come unico libro non ebraico ed unico libro di poesia in programma.

In occasione della presentazione la presenza del libro alla rassegna venne appunto motivata attraverso l’accostamento al Cantico dei Cantici.

È indubbio che il Cantico dei Cantici sia nel nostro DNA culturale, in quanto entrambi siamo profondi conoscitori della Bibbia, ma non c’è stato l’intento da parte nostra di scrivere un’opera simile al Cantico, né di strutturarla in modo analogo.

La luce dell’anima è nato come un canto in cui, di giorno in giorno, alternavamo liberamente la nostra voce.

Questa l’introduzione alla lettura che facemmo in anteprima all’Excelsior Palace di Rapallo il 3 maggio 2008:

L’amore è mistero sacro e chiave di lettura della creazione.

 

In esso soltanto si può compiere il viaggio mediante il quale l’anima si ricongiunge al divino.

 

La porta della conoscenza si apre solo attraverso il miracolo di due esseri che aspirano ad essere uno.

 

Nell’amore avviene la redenzione del corpo, amato e scoperto nell’altro e con l’altro, che trova il suo senso nella tensione reciproca e nella completezza raggiunta nel trovarsi.

 

L’amore, può portare, nella reciproca vicinanza, ad un vero stato di ebbrezza – e sacre presso tutte le culture sono la vite e le piante che conducono a questo stadio superiore in cui si fondono gli opposti dell’ottundimento e dell’acuirsi delle percezioni- che introduce alla gioia pura, tale da provocare inevitabili ricadute nello sfinimento fisico e nella tristezza dell’anima che ha toccato il sublime e non vorrebbe ricadere nel quotidiano.

 

L’amore porta la mente ad acquisire non solo razionalmente, ma anche analogicamente e fattivamente – attraverso l’esperienza – il senso dell’esistenza.

 

Nell’amore lo spirito compie il suo volo più alto.

 

È il pieno coinvolgimento dell’essere, corpo, anima, spirito che trova il suo senso.

 

Pochi, pochissimi hanno avuto il privilegio dell’esperienza dell’amore mistico in cui, attraverso l’amore per la persona amata sono stati rapiti dall’Amore avvertito come persona al di fuori di noi e che ci contiene, vivo ed eterno: Dio.

 

Il dialogo La Luce dell’Anima compie questo percorso privilegiato attraverso liriche metafisiche e fisiche e lo presentiamo con la consapevolezza e trepidazione di fronte alla visitazione del divino.     

 

Il nostro dialogo fa spesso riferimento ai miti greci o alla Bibbia. Questo non è voluto, fa parte del nostro mondo interiore e, di conseguenza, del nostro naturale codice espressivo.

 

La Bibbia insegna che noi siamo stati fatti a immagine e somiglianza di Dio. Nella Bibbia Dio è una persona, non un sé indistinto e ci ha creato come singole persone, individui, ma Dio è Amore e siamo a sua immagine e somiglianza solo quando amiamo. Lui è eterno e quello che di noi durerà eterno è l’amore. Amando troviamo la nostra eternità e la nostra identità. L’essere amato diventa la nostra identità.

 

In sintesi, il mio convincimento è: io sono l’amore che vivo.

 

Inoltre l’amore è anche la connessione con l’Uno, Dio, che si realizza non in modo diretto (amore per Dio), ma attraverso l’essere amato.

 

La lettura di La luce dell’anima rivela tra Dieter Schlesak e me un’identità di pensiero e perfino di linguaggio non costruita, ma assolutamente naturale.

 

Proprio questo conferisce al dialogo la sua assoluta natura dialogica. Solitamente infatti, come la vita stessa ci insegna, ciò che utopisticamente chiamiamo “dialogo” altro non è se non un’alternanza di monologhi, in cui ciascuna delle due parti parla soprattutto per se stessa, data la dolorosa realtà di un’incomunicabilità di fondo, dovuta alle differenti sensibilità individuali e al diverso codice linguistico personale. Si sa che, per lo più, il nostro messaggio arriva all’uditore distorto dalla sua interpretazione e recepito in parte minima rispetto alle nostre intenzioni. Il dialogo pieno, sempre in quanto tale dono miracoloso, avviene solo quando le due parti si riconoscono e riconoscono il proprio codice espressivo nell’altro.

 

L’identità del sentire porta all’identità espressiva e uomo e donna insieme sono immagine di Dio, come è scritto: … li creò a Sua immagine e somiglianza, li creò maschio e femmina.

Passando dal testo biblico al percorso compiuto nei secoli dall’ebraismo possiamo quindi, come autori, affermare con pieno convincimento che la legittimazione Alla Festa del Libro Ebraico sta nel fatto che noi presentiamo le nostre liriche come le liriche del  bashert.

Bashert è una parola yddish che significa predestinato.

Nella sapienza ebraica, similmente al mito di Platone, si crede che in cielo l’anima possieda sia il principio maschile che femminile e che al momento della nascita i due principi si scindano e il principio maschile si incarni in un corpo maschile, quello femminile in un corpo femminile.

Per questo gli esseri umani sarebbero alla ricerca della propria metà, che è quella conosciuta in cielo.

A poche persone  è dato di ritrovare la propria metà, ma qualora questo accada, si avverte un forte senso di appartenenza e la sensazione di essere tornati a casa.

Ogni lirica del libro declina questo nostro sentire, per cui qualunque scelta di testi ne risulterebbe ugualmente esemplificativa; ne propongo qui alcuni, variamente dislocati nel corpus del libro:

 

voce femminile:

Io e Te insieme

siamo pura luce e gioia

e allora capisci

che siamo polvere di stelle

e soffio di Dio.

 

Io e Te insieme

e allora tu sei più bello

e ogni ruga ha un senso

e Tu sei il libro

sapienziale e amato.

 

Ti leggo

e passo il mio dito

su ogni segno del volto

e sfoglio le pagine

del tuo corpo.

 

Vi leggo

il senso dell’amore

e il mio destino

vi leggo

l’eternità che mi hai dato.

 

Dio è amore

e solo l’amore dura

eterno

Tu sei la mia identità

e io la tua

***

voce maschile:

Perché chi è innamorato

ha bisogno della bocca.

Piena d’acqua.

Perchè questo in fondo non sono più io,

così ho bisogno di te, che porti in braccio questo Altro.

Tu vieni e vai e lo porti con te; come posso io vivere

senza questo nostro essere lei-e-lui                                                     

lui che con te se ne va-allungato come un’ombra nella sera?

Dentro

la tua bocca c’è quest’acqua. Della vita

- si chiamava una volta -

che cos’è l’acqua?

Ti cercavo tutto il giorno per trovarmi:

colui che è nell’Altro e colui che porti in braccio con te.

Così ti voglio, 

così ci vuole Dio

***

voce femminile:

 

Stasera

come allora

uno specchio di luna

-          mistero che attira.

 

L’argento fuso ed il nulla

e l’eterno ritorna/richiama

i due all’uno

com’è, com’era

in principio.

 

Essere l’altro/nell’altro

il tuo io più vero

ricomposto

mai franto

 

***

voce maschile:

 

COME LA PAROLA     

che era dal fin dal principio

ci ama profondamente

più profonda di noi

nel desiderio di ogni giorno

noi intuiamo fin da ora

come

predestinato a noi

fin dal principio

quello che SIAMO

Tu in me

e io in te

noi in NOI

ora

e in ogni giorno …

***

voce femminile:

Voglio nominare l’amore:

            ha il suo nome oggi

 

voglio dipingere l’amore:

            ha il suo volto oggi

 

voglio toccare l’amore:

            ha il suo corpo oggi.

 

E se qualcuno non ci crede

            non ci ha visti insieme

 

se ha dei dubbi

            non ci ha sentiti insieme

 

se non crede nell’Amore

            non sa come mi bacia

            lui, il mio amore

***

voce maschile:

I DUE - UNO

Ci ha toccato

Ciò che è stato sempre:

millenni interi

aspettando amore

prima che

l´amore adesso

ci facessenascere.

Nei tempi impensati, prima

ci siamo conosciuti

come bambini fratelli

padre e figlia

come amici

o come sposi:

uomo e donna

***

voce femminile:

Destino insieme

anima del mondo disvelata

 

Suprema estasi

percorrere il tuo volto.

 

Solido/liquido

l’Amore

ha forma di TE

 

e il tuo calore

in ME.

 

Mi brucia

la tua presenza

 

ma arde di più

la tua assenza

 

nel corpo rimani

presente

TU assente

 

IO ospito

in ogni luogo

la tua epifania

***

voce maschile:

IMMORTALE L’AMATA, così io la cerco,

perché mi mancava, sempre, da quando vivo.

Soltanto non sapevo ancora, che io ereditavo,

a quest’età, il Mondo, - io sono adesso Nessuno *.

Cosa mi rimane? Perdermi, conoscere,                                            

rinascere? Il filo della prevedibilità è spezzato              

>>
La luce dell’anima - Recensione di Giuseppe Marchetti

Recensione di Giuseppe Marchetti       La luce dell’anima. Zeit los brennt dieses Licht hier è un’opera composta secondo una doppia intenzione. Da una parte, infatti, il suo lirismo di amore, sangue e...

Read more
>>
Presentazione de La luce dell’anima di Valerio Grutt

    Bologna, 27 ottobre 2016   Sono sempre in difficoltà quando si tratta di presentare un libro di poesia, perché la poesia è fatta di parole indicibili. La poesia è una frequenza, il...

Read more
>>
su La luce dell'anima di Andrea Salvini

Intuizioni    lunedì 16 febbraio 2015   Nota di lettura su La luce dell'anima – Zeit los brennt dieses licht hier di Dieter Schlesak e Vivetta Valacca     Non è facile oggi articolare un'intera raccolta poetica sul...

Read more
>>
Amore in due lingue di Giulio Busi
Amore in due lingue di Giulio Busi

Amore in due lingue Giulio Busi   Da un bel pezzo ormai, da cent'anni e forse più, scrivere d'Amore in poesia è molto pericoloso, e per questo proibito in quasi tutte le letterature....

Read more
>>
La luce dell’anima - recensione di Ivano Mugnaini

La luce dell’anima  di Ivano Mugnaini      Il connubio tra spiritualità e dimensione corporea spesso è di difficile attuazione, nella vita come nell'ambito della scrittura. Spesso le due componenti stridono, o...

Read more
>>
La luce dell’anima - recensione di Massimo Morasso

Dieter Schlesak e Vivetta Valacca, La luce dell’anima - Zeit Los brennt dieses Licht hier, ETS, 2011, 158 pp., € 14 Il secolo scorso, che, ahinoi!, ha l’aria di...

Read more
>>
La luce dell’anima - recensione di Alberto Ricci

LEA - Lingue e letterature d’Oriente e d’Occidente, vol. 1, n. 1 (2012), pp. 597-603  http://www.fupress.com/bsfm-lea   Dieter Schlesak, Vivetta ValaccaLa luce dell’anima. Zeit Los brennt dieses Licht hier,con un’introduzione di Angelo...

Read more
>>
Nel cuore dell’uomo, nel cuore di Dio, di Vivetta Valacca

Nel cuore dell’uomo, nel cuore di Dio: dal Cantico dei Cantici a La luce dell’anima (Conferenza dell’autrice all’Accademia Culturale di Rapallo, 18 novembre 2014)   Ci sono accostamenti obbligati di opere che hanno una...

Read more
>>
Riflessioni su “La luce dell’anima” di Silvano Bicocchi

Non leggo regolarmente poesie, per questo chiedo indulgenza sulle mie modeste riflessioni che provengono non da chi è addentro al tuo linguaggio ma da chi appena solo lo sfiora. Il mito...

Read more
>>
La luce dell’anima - recensione di Salvatore Smedile

  La luce dell’anima Pubblicato il 28 settembre 2012 da Salvatore Smedile  Dieter Schlesak – Vivetta Valacca, LA LUCE DELL’ANIMA. Zeit Los brennt dieses Lichthier(Edizioni ETS 2011).     Dopo la trilogia omerica uscita per...

Read more
>>
La luce dell’anima - recensione di Antonio Di Gennaro

«La luce dell’anima». Versi di Dieter Schlesak e Vivetta Valacca La luce dell’anima è una raccolta di versi composta, a quattro mani, da Dieter Schlesak, poeta e scrittore di origine romena,...

Read more
>>
La luce dell’anima - recensione di Massimo Maggiari

La luce dell’anima Possiamo noi conoscere il Cosmo senza fare uso di navette spaziali? Senz’altro no. Ma la poesia che è nobile gran cosa ci permette di proiettare il pensiero in...

Read more
>>
La luce dell'anima - recensione di Fortuna Della Porta

Dieter Schlesak- Vivetta Valacca La luce dell'anima (Zeit Los brennt dieses Licht hier) ed. ETS, 2012 Eros, inteso come forza di attrazione di corpi, sembra aleggiare irresistibile e prepotente sulla silloge....

Read more
>>
Amore e mutazione - di Annelisa Addolorato

 Amore e mutazione Recensione del libro – bilingue (tedesco/italiano - di poesie di Vivetta Valacca e Dieter Schlesak “La luce dell’anima”, introduzione di Angelo Tonelli (Ets, Pisa 2011).   Una lettura di...

Read more
>>
La luce dell’anima - recensione di Alessandra Mignone

La luce dell'anima - Zeit Los brennt dieses Licht hier Dieter Schlesak, Vivetta Valacca 2011, Edizioni ETS Pagine: 162 ISBN: 9788846731586 Dove finisce Io? Dove incomincia Tu? E’ Soltanto NOI...

Read more
>>
Sentinella, a che punto è la notte? di Vivetta Valacca
Sentinella, a che punto è la notte? di Vivetta Valacca

  «Sentinella, a che punto è la notte?». Gli 80 anni di Dieter Schlesak   «Sentinella, a che punto è la notte? Sentinella, a che punto è la notte? La sentinella risponde: «Viene...

Read more
>>
La luce dell’anima - presentazione di Corrado Di Pietro

  DIETER SCHLESAK – VIVETTA VALACCA   LA LUCE DELL’ANIMA     Presentazione di   Corrado Di Pietro       C’è un filo, unico e ininterrotto, che lega molti luoghi della letteratura mondiale e unisce poeti diversi per origine, formazione, appartenenza,...

Read more
>>
La luce dell’anima - IL MATRIMONIO VERBALE...

IL MATRIMONIO VERBALE DI Vivetta E Dieter     Nota di lettura al volume La luce dell’anima (ETS, Pisa 2011) di Vivetta Valacca A un anno dal conferimento del Premio Astrolabio è per me...

Read more
>>
Visione, arte e sguardo di Vivetta Valacca

Visione, arte, sguardo ne La luce dell’anima di Dieter Schlesak e Vivetta Valacca Lezione di Vivetta Valacca, Università di Cassino e del Lazio Meridionale 2 maggio 2016         Visione, Arte, Sguardo: questo il fulcro...

Read more
>>
Nota a La luce dell’anima di Ubaldo de Robertis

 La luce dell’anima, di Vivetta Valacca e Dieter Schlesak.     Mi viene voglia di collocare in un ideale luogo letterario la serie di incontri tra Vivetta e Dieter  intenti a creare il...

Read more

Il farmacista di Auschwitz

IL FARMACISTA DI AUSCHWITZ  

Il farmacista di Auschwitz

L’uomo senza radici

L’UOMO SENZA RADICI

L’uomo senza radici