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A un anno dal conferimento del Premio Astrolabio, Dieter schlesak e Vivetta Valacca, con La luce dell’anima si aggiudicano il prestigioso Premio “Letteratura” indetto dalla rivista internazionale Nuove Lettere e dall’Istituto Italiano di Cultura di Napoli del quale hanno fatto parte dall’inizio fino alla prematura scomparsa gli scrittori Dario BellezzaFranco Fortini e Giorgio Saviane.

La giuria del Premio, composta dalla Redazione della rivista Nuove Lettere, vanta la presenza dei Professori Roberto Pasanisi (Lingua e Letteratura italiana, Università Statale per le Relazioni Internazionali MGIMO, Mosca), Constantin Frosin (Lingua e Letteratura francese, Università “Danubius”, Galaţi), Antonio Illiano (Lingua e Letteratura italiana, University of North Carolina at Chapel Hill), Mario Susko (Letteratura americana, State University of New York), Násos Vaghenás (Teoria e critica letteraria, Università di Atene) e Nguyen Van Hoan (Letteratura italiana e Letteratura vietnamita, Università di Hanoi).

Oltre 1.150 le opere a concorso nelle varie sezioni di poesia, narrativa e saggistica.

Visione, arte, sguardo ne La luce dell’anima di Dieter Schlesak e Vivetta Valacca

Lezione di Vivetta Valacca, Università di Cassino e del Lazio Meridionale

2 maggio 2016

 

 

 

 

Visione, Arte, Sguardo: questo il fulcro del percorso di Letteratura di quest'anno accademico.

Ma quale letteratura può chiamarsi fuori da questi tre temi?

Dal momento che colui che produce letteratura, colui che scrive si relaziona con se stesso e col mondo attraverso il proprio sguardo in se stesso e sul mondo, attraverso quella sensibilità che gli è peculiare e che è, pertanto,  unica, attraverso la propria intelligenza e le esperienze che lo hanno formato e attraverso l'elaborazione di ciò che, di conseguenza, vede in se stesso e nel mondo, ne deriva necessariamente che nessun testo letterario, nemmeno un testo realista, scritto col criterio dell'impersonalità, può comunque considerarsi alieno dalla visione, dall'arte, dallo sguardo.

Potremmo addirittura dire che visione, arte sguardo definiscono, con una sintesi “trinitaria” perfetta il concetto di poetica.

É chiaro tuttavia che, se noi vogliamo stabilire un climax ascendente della presenza di questi tre temi nelle opere letterarie, la poesia, ed in particolare le liriche d'amore, sono quelle che per eccellenza trattano, declinano, analizzano visione, arte e sguardo.

In particolare La luce dell’anima può essere considerato espressione di una visione.

Si tratta di un libro molto particolare.

È, innanzitutto, un dialogo poetico.

Un dialogo presuppone due voci, due persone.

È  infatti il “mio” libro, ma è anche il libro di Dieter Schlesak, noto in Italia per essere l’autore de Il farmacista di Auschwitz e di Uomo senza radici, editi da Garzanti con la prefazione di Claudio Magris, ma riconosciuto in Germania come uno dei più grandi poeti di lingua tedesca viventi.

Lui è la voce maschile, io la voce femminile, in un dialogo ininterrotto, che è il canto delle anime, colte nel momento in cui la luce dell’amore illumina il mistero ed esse  sanno di essere “tornate a casa”.

Questa è la visione: le nostre sono le liriche del  bashert.

Bashert è una parola yddish che significa “predestinato”.

Nella sapienza ebraica, similmente al mito di Platone, si crede che in cielo l’anima possieda sia il principio maschile che femminile e che al momento della nascita i due principi si scindano e il principio maschile si incarni in un corpo maschile, quello femminile in un corpo femminile.

Per questo gli esseri umani sarebbero alla ricerca della propria metà, che è quella conosciuta in cielo.

A poche persone  è dato di ritrovare la propria metà, ma qualora questo accada, si avverte un forte senso di appartenenza e la sensazione di essere tornati a casa.

In Italia pochi conoscono il termine bashert, ma negli Stati Uniti è estremamente diffusa nelle Comunità ebraiche l’abitudine da parte dei giovani di interrogare i Rabbini per chiedere come si fa ad essere certi, innamorandosi, di avere trovato il proprio bashert e su numerosissimi siti web è possibile leggere lettere a riguardo.

Quella che nasce dunque come visione religiosa e filosofica, diventa ancora oggi per molti giovani una visione di vita sulla quale innestare il proprio progetto esistenziale.

Questo è quello che noi abbiamo cantato.

Una visione.

Una visione che era nostra e che, dopo aver scritto La luce dell’anima, abbiamo scoperto essere appartenuta a saggi e rabbini e, oggi, a tanti giovani.

Tuttavia, se noi analizziamo i possibili significati della parola visione e li mettiamo in relazione con i testi de La luce dell’anima, scopriamo che alla visione religioso-filosofica, si aggiungono visioni legate all’anamnesi, visionilegate all’epifania, visioni legate al simbolo.

La parola anamnesi, come recita l’Enciclopedia Treccani, consultabile anche on line, significa letteralmente «reminiscenza, ricordo; in questo significato, il termine è adoperato soprattutto nell’enunciazione di un concetto fondamentale della filosofia di Platone, per cui la conoscenza vera si fonda sull’anamnesi delle idee conosciute dall’anima in una propria esistenza iperurania anteriormente al suo ingresso nel corpo».

L’anamnesi così intesa compare in molti dei testi anche narrativi di Dieter Schlesak, come ad esempio Transsylwanien, ma la più compiuta espressione si rinviene proprio ne La luce dell’anima, dove, nella lirica UND DACHTE HEUTE ALS DEIN WE, (E pensai oggi quando il tuo soffio),  troviamo i versi:  Sei stata tu la mia casa? Sognammo dolcemente / in un letto da bambini che io / da te / nascevo. / Oh, vedi, tu eri con me prima nel pensiero / fino ai padiglioni del cielo.

È opportuno notare che «Sognammo dolcemente / in un letto da bambini che io / da te / nascevo» non è una domanda, ma un’asserzione.

Ancor più importante è che la domanda «Sei stata tu la mia casa?» sia la vera domanda del bashert.

La casa non è un luogo fisico, ma la completezza in cielo, quando essere due era solo un modo per giocare e sognare di quell’uno che i due erano.

 

 

 

E pensai oggi quando il tuo soffio

vide nei miei occhi i versi

perché non posso avere con te qui

sulla terra e

del tutto ciò che il nostro amore

col-cuore-in-fiamme mostra e vuole?

E qualcosa era già qui in sogno

arriva il messaggero della morte

sa che quello che si

allontana è vicino.

I capelli bianchi

tu li porti oltre con te e

niente viene più di ciò che io con te

già un tempo vidi un’altra volta.

Sei stata tu la mia casa? Sognammo dolcemente

in un letto da bambini che io

da te

nascevo.

Oh, vedi, tu eri con me prima nel pensiero

fino ai padiglioni del cielo-

la città, la terra mi ha solo adesso.

Ciò che ora

è

non fu

mai.

 

 

È l’anamnesi, appunto della vita delle anime prima della nascita. I due, sono bambini insieme, anime che giocano in cielo e sognano la loro vita.

La stessa visione compare nella lirica I DUE – UNO:

 

 

Ci ha toccato

Ciò che è stato sempre:

millenni interi

aspettando amore

prima che

l´amore adesso

ci facessenascere.

Nei tempi eterni, prima

ci siamo conosciuti

come bambini fratelli

padre e figlia

come amici

o come sposi:

uomo e donna.

 

 

 

Qui si può vedere che nei tempi eterni, nella dimensione prenatale delle anime i due sono stati tutto ciò che esarebbe stato nel loro divenire terreno: bambini, padre e figlia, amici, sposi, uomo e donna.

Ma visione può anche significare epifania, cioè rivelazione.

Nulla, come l’amore, apre una finestra di senso sul mistero dell’esistenza.

Nella postfazione a La luce dell’anima abbiamo inserito alcuni passi della prima presentazione di questo libro. In essa si legge:

«L’amore è mistero sacro e chiave di lettura della creazione.

In esso soltanto si può compiere il viaggio mediante il quale l’anima si ricongiunge al divino.

La porta della conoscenza si apre solo attraverso il miracolo di due esseri che aspirano ad essere uno.

Nell’amore avviene la redenzione del corpo, amato e scoperto nell’altro e con l’altro, che trova il suo senso nella tensione reciproca e nella completezza raggiunta nel trovarsi.

L’amore, può portare, nella reciproca vicinanza, ad un vero stato di ebbrezza – e sacre presso tutte le culture sono la vite e le piante che conducono a questo stadio superiore in cui si fondono gli opposti dell’ottundimento e dell’acuirsi delle percezioni- che introduce alla gioia pura, tale da provocare inevitabili ricadute nello sfinimento fisico e nella tristezza dell’anima che ha toccato il sublime e non vorrebbe ricadere nel quotidiano.

L’amore porta la mente ad acquisire non solo razionalmente, ma anche analogicamente e fattivamente – attraverso l’esperienza – il senso dell’esistenza.

Nell’amore lo spirito compie il suo volo più alto.

È il pieno coinvolgimento dell’essere, corpo, anima, spirito che trova il suo senso.

Pochi, pochissimi hanno avuto il privilegio dell’esperienza dell’amore mistico in cui, attraverso l’amore per la persona amata sono stati rapiti dall’Amore avvertito come persona al di fuori di noi e che ci contiene, vivo ed eterno: Dio.

Il dialogo La Luce dell’Anima compie questo percorso privilegiato attraverso liriche metafisiche e fisiche e lo presentiamo con consapevolezza e trepidazione di fronte alla visitazione del divino.»    

La visione può essere anche simbolica e questa variante compare ne La luce dell’anima nei versi della voce femminile di  Noi, oggi: Oggi / la danza eterna / il moto perpetuo / non è Sisifo / che rotola il masso / ma l’amore  / che crea  / e ricrea / a sua immagine  / il mondo.

 

NOI oggi

divisi dal nulla

uniti dal Tutto

da mani invisibili

di Amore

toccati sappiamo.

Follia è non amare

è hybris rifiutare la gioia

elargita a prezzo di estasi e palpiti.

L’amore ha mille volti

per me

ha il tuo

adesso.

Siamo luce

vibrante

e ombra

raccolta nell’anima.

Dell’estate abbiamo

la forma/del mare

la mente e i profumi.

L’amore

onda indomita

in noi

vive e danza.

Oggi

la danza eterna

il moto perpetuo

non è Sisifo

che rotola il masso

ma l’amore

che crea

e ricrea

a sua immagine

il mondo.

 

Sisifo è l’immagine del continuo divenire del mondo, ma a muovere ogni cosa, dalla creazione biblica ad Afrodite immortale, è l’Amore.

Visione può anche semplicemente indicare il modo ideale nel quale concepiamo qualcosa di importante, che, nel caso dell’amore, è diventato l’unica realtà percepita. I versi della quarta di copertina, che appartengono ancora alla voce femminile, ne sono la sintesi più efficace:

 

 

Dove finisce IO?

Dove comincia TU?

È

soltanto NOI

Dovunque.

 

 

Nella visione dell’amore l’orizzonte è allargato all’altro e ristretto all’altro. Ricordiamo l’Ode sublime di Saffo, dove lei cantò l’annullamento di ogni altra percezione, se non quella, acutissima, della presenza della persona amata, che prende tutti i sensi e scatena tutti quei fenomeni psico-chimici che costituiscono la sintomatologia dell’amore.

Ma le parole non bastano mai, perché l’amore appartiene alla sfera dell’irrazionale, e l’amore del bashert appartiene alla dimensione celeste e ad essa riporta, così la voce femminile canta ancora:

 

 

Con NOI

parole

come vesti

di luce

parole

danzanti

come pareti

di veli.

Tu sposo dell’anima

sposo eterno

del cuore

della Poesia

nella casa del cielo

senza peso con me.

 

 

In questa stessa direzione va intesa la lirica maschile È IL MARE SOLO UN OCCHIO, perché è l’Amore stesso a rendere visionari e ad escludere ogni altra presenza:

 

 

È IL MARE SOLO UN OCCHIO

palpebra crepuscolare

al di là

lo sguardo arriva all’Altro approdo

dove siamo sempre

incessantemente ricordati.

I pensieri scivolano come il gabbiano Felix

i corpi svestiti dagli angeli

e noi a bolina sulla barca del sogno

a vela andiamo verso di loro

dove un fulmine d’Amore

ci brucia e prende

la nostra vita.

 

Nella lirica l'autore vede il mare - realmente solcato a bordo della propria barca a vela - come elemento sia fisico che metafisico di separazione e unione con la donna amata.

Il mare si interpone fra lui e la figura femminile, ma al contempo, come un occhio, gli permette di protendersi oltre lo spazio e di raggiungerla con lo sguardo dell'anima.

C’è solo unione tra lui e l’amata, solo tensione ideale; il mare, piatto, traslucido, sgombro da qualsiasi ostacolo, diviene un ponte, una superficie sulla quale scorre lo sguardo, l’estensione stessa del proprio occhio.

Il pensiero degli innamorati l'uno per l'altra è incessante e questo rappresenta, nella separazione, il conforto di sapersi "incessantemente ricordati".

C'è un'evidente analogia tra il pensiero e il movimento perpetuo delle onde che ugualmente scorrono verso la persona amata.

L'esperienza personale della navigazione emerge nel termine bolina, ma il viaggio appartiene alla dimensione spirituale e i due appaiono come angeli nella realtà esclusiva dell'amore.

L'amore totalizzante è quello "a prima vista" del bashert, che sente nell’altro il suo ritorno a casa, e il fulmine dell’Amore brucia la vita precedente e si impadronisce dei due innamorati.

L'Amore, tradotto con la maiuscola anche in italiano, non è soltanto quello più sublime della tradizione letteraria, ma rimanda a Dio.

L'Amore è infatti un dono predestinato che viene da Dio stesso, il quale si nasconde anche nell'aggettivo "Altro" del verso 4, anch’esso tradotto con la maiuscola; nel gioco dei rimandi della lirica Altro indica anche la persona amata, rimarcando la sacralità che il sentimento conferisce ai due innamorati.

E Dio, così come il bisogno della persona amata, portato in sé come incompletezza e tensione ideale, ancor prima di conoscerla,  torna nella liricaPerché chi è innamorato ha bisogno della bocca.

 

 

Perché chi è innamorato

ha bisogno della bocca.

Piena d’acqua.

Perchè questo in fondo non sono più io,

così ho bisogno di te, che porti in braccio questo Altro.

Tu vieni e vai e lo porti con te; come posso io vivere

senza questo nostro essere lei-e-lui

lui che con te se ne va-allungato come un’ombra nella sera?

Dentro

la tua bocca c’è quest’acqua. Della vita

- si chiamava una volta -

che cos’è l’acqua?

Ti cercavo tutto il giorno per trovarmi:

colui che è nell’Altro e colui che porti in braccio con te.

Così ti voglio,

così ci vuole Dio.

 

 

Ormai essere significa «essere lei-e-lui»; il prima, tempo dell’incompletezza, era il tempo del bisogno:  «Ti cercavo tutto il giorno per trovarmi» e l’Altro, l’essere amato e Dio, di nuovo ugualmente richiamati dalla maiuscola anche in traduzione, sono l’unio mistica voluta in cielo.

Visione è anche vedere la persona amata dovunque. Ecco allora che ne IL MARE CHE STA IN MEZZO CON TE anche il grido del gabbiano appare come un richiamo

 

 

Suoni come il grido del gabbiano:

io sono davvero vera/, guarda, ancora qui!

come un messaggio/che

ti vuole ancora raggiungere

 

Il pensiero incessante per la persona amata si fa immaginazione e sogno di ciò cui si anela, così in SGUARDI la voce maschile canta ancora:

 

 

Tu sei un punto bruciante in me

e l’inquietudine/tu sei come il futuro

lontano e tuttavia vicino da poterlo afferrare/l’attesa

brilla accecante/e mi vuole accendere

come se ti avessi già toccato/con la mano

e/con il fiato del mio tendere verso di te

la domanda è aperta/come il mio chiuso

occhio che guarda verso l’interno.

E il treno che parte:

io non posso essere aiutato/ da te atteso

come se fossimo altri rispetto al solito/adesso ancora

con gli angeli della lontananza/senza tempo

presto però sottoposti a ciò

che veramente

E’.

Possibile è la caduta quando gli angeli dell’Assenza

ci lasciano

e noi con gli occhi aperti cadiamo nel tempo

in corpi ben definiti e nell’apparenza del mondo

prigionieri.

Poi quegli angeli tornano

e ciò che è raccolto nell’assenza

siamo noi/la casa

custoditi e abbracciati andiamo

dentro nello spazio del-caldo-del-cuore

del nostro essere casa.

 

 

Torna nella lirica la consapevolezza anamnestica dell’ essere casa insieme e solo insieme, iterata nei versi«siamo noi/la casa» e«del nostro essere casa», e sono gli angeli a sostenere gli innamorati che soffrono della separazione, percepita come innaturale, tanto da equipararsi ad una vera e propria prigionia.

Sull’essere casa, fondamento della concezione del bashert, si basa anche la lirica E DA SOLO È SOLO L’IO CHE MUORE

 

Tu mi lasci in ogni attimo

io sono cosi

una pietra fluida con te

Separati è

un non-essere permanente.

Ma quando la parola con le anime

e i due corpi

librati come lacrime d’estasi

si fondono

noi siamo nel cielo

nel sempre sussurrato

insieme

completi e arrivati a casa

Vieni, ora, fai l’amore con me.

 

Allo stesso modo tornano spesso gli angeli, come nella lirica LA LUCE PIU’ CHIARA E’ IL NOSTRO ANGELO CUSTODE, della quale la prima parte canta:

 

 

Confuso guardo:

l’impero caotico della morte

è in lotta contro di noi, ci vuole uccidere,

dapprima forse togliendoci

la luce e quegli angeli, che ci proteggono

LORO, all’inizio invisibili, come anche ora

quando non ci percepiamo più completamente l’un l’altro

tu ed io. Loro però

lo sanno: noi ci apparteniamo

e continuiamo a vivere, quando l’amore ci guarisce

e ci permette di vivere, quasi

morenti: tu senza di me,

io senza di te.

mentre la seconda parte dice:

Ciò qui arriva a Noi/con i nostri angeli custodi

volo-corpo improvvisamente visibili

come se i nostri occhi mortali potessero

„vedere“ in questa luce e appartenere

ad altre sfere/portano

la nostra abitudine a spezzarsi

all’apice: e noi sentiamo la felicità

che l’Amore si può far vedere con loro/

nella direzione dove vola il nostro amore

in questa parte del mondo/intessuta della materia

che si mostra immortale

e tra le stelle fisse il nostro corpo astrale:

TU ed io.

La realtà non è quella della separazione apparente, visibile agli altri, ma quella celeste dell’unità inscindibile delle anime che, in terra, anche lontane si percepiscono l’una con l’altra, conscie di essere insieme  in cielo.

Gli angeli sono presenti anche nel canto femminile e anche qui sostengono gli innamorati nella lontananza come nello sfinimento dell’amore, quello che Saffo sintetizzò con il verso immortale «amore che scioglie le membra di uomini e dei»:

 

 

Ho scritto poesie su di Te

amoremio,

ho rubato parole

all’Ineffabile

la mia lingua

offerta all’Inesprimibile.

Sono esausta

mioamore,

la felicità mi sovrasta

sono nella sua ombra

e devo riposare.

Aspetto gli angeli

che portano cibo ai profeti,

lo seppero bene

Eliseo e Giona

come consuma l’Amore.

Eppure io sono Parola

- lo vedi? – anche ora.

Il mio fatum cantare

e amarti,

il mio fatum essere visitata

dal Numinoso

ancora… ancora.

 

 

Anche il linguaggio può essere fortemente visionario; è il caso di quello biblico, cui  la voce femminile attinge ancora nella lirica io sono la rosa di sharon

 

io sono la rosa di sharon

il giglio delle valli

Io desidero sedermi

all’ombra del mio Amato

il suo frutto è dolce al mio palato

L’insegna che stende su di me

è amore

fortificatemi

con schiacciate di uva passa

sostentatemi con mele

perché sono

malata d’amore  (**)

 

 

Per concludere, in questo rapido excursus, la tematica della visione, è opportuno leggere i versi di VOGLIO DARE GIOIA AL TUO CORPO PERCHÉ TU MI PIACI della voce maschile:

 

 

VOGLIO DARE GIOIA AL TUO CORPO PERCHÉ TU MI PIACI

 

voglio che tu affondi nella mia carne

e noi ci perdiamo totalmente

ogni durezza diventa dolce: tu ed io

noi siamo la prima coppia

noi siamo qualunque coppia in fiamme

noi siamo in questo momento

mischiati l’un l’altro & null’altro che questo

da quanto su questa stella blu

l’amore brucia

& l’amore ci fa vorticare

cosicché noi possiamo vedere la lunga fila degli antenati

oh, vieni e cancellami dal mio io

sciogliamoci nel fuoco

 

 

In questa lirica alla dimensione del cielo, già vista negli altri testi,  si unisce, in quello che potremmo definire il compimento del concetto di predestinazione – ricordiamo che  bashert significa “il predestinato” – attraverso l’inserimento dei due innamorati nel qui e nell’ oggi della storia attraverso un piano preordinato che li vede giungere sulla terra in un momento ben preciso: sono stati gli antenati che li hanno preceduti a portare l’orologio delle generazioni al momento stabilito per le loro nascite.

I due-uno sono parte di un disegno preordinato nella mente di Dio e inseriti nella storia attraverso il sangue e la carne degli antenati.

Nulla è casuale nella creazione.

Il secondo tema del corso di Letteratura è l’arte.

Anche questo è argomento di canto ne La luce dell’anima.

Le liriche in dialogo non solo costituiscono la forma di comunicazione dei due innamorati, ma diventano spazio-tempo sostitutivo dello spazio-tempo negato alla convivenza. Ecco che allora in PIU' TARDI RITROVAVO la voce maschile sottolinea il suo ritrovare, quasi fisicamente, il corpo lontano dell’amata nei propri versi:

PIU’ TARDI RITROVAVO

la tua bocca e la tua rosa

qui sopra la mia riga

le toccavo realmente

il mio respiro va più veloce

apre il cielo sopra di me

apre me

con l’esile filo di un capello:

come se io camminassi

sul più stretto ponte del mondo

sopra l´abisso dimenticato.

<«qui sopra la mia riga» è il luogo dell’amore che si carica di tutta l’intensità del desiderio e della privazione e li sublima nel verso.

La stessa cosa accade in Canto semplice, dove  questa realtà alternativa viene spiegata oltre ogni possibile equivoco nei versi  «Non ci serve / sapere cosa c’è / al di là del tempo e dove eravamo / e dove siamo / insieme siamo stesi nella parola».

Dunque la parola è luogo fisico dell’amore e supplisce, in quanto tale, cioè in quanto spazio-tempo dell’amore, non soltanto alla lontananza, ma anche alle possibili lacune dell’anamnesi, che appare come una rivelazione fatta di lampi, di emozioni, di consapevolezza, ma che non può attingere ad una visione completa e dettagliata in quanto relativa ai tempi eterni e non alla realtà finita che è la dimensione della vita terrena.

Non ci serve

sapere cosa c’è

al di là del tempo e dove eravamo

e dove siamo

insieme siamo stesi nella parola

abbandoniamoci ad amare quello che ci porta

il nostro noi sarà più ricco

di quello

che siamo stati prima

lui vuole te

lui vuole me

lui vuole Noi.

 

Sempre la voce maschile in OH, CARA, VIENI E RIMANI ORA CON ME  invita la compagna all’amore col verso <«vieni e mettiti comoda ora nella frase».

Appare chiarissimo che è quello lo spazio fisico dell’amore nei versi successivi «cosi rannicchiati contro il tempo amiamo tutto di noi / e ci baciamo.  Io sento ora la tua bocca /io sento il soffio, la tua lingua /la saliva parla si scambia dolce / e tutto quello che tu sei, adesso sono io / con te confuso col tuo viso»

 

OH, CARA, VIENI E RIMANI ORA CON ME

tu sei l’ultimo abisso. Vieni e tienimi

vieni e mettiti comoda adesso nella frase

cosi rannicchiati contro il tempo amiamo tutto di noi

e ci baciamo.  Io sento ora la tua bocca

io sento il soffio, la tua lingua

la saliva parla si scambia dolce

e tutto quello che tu sei, adesso sono io

con te confuso col tuo viso.

Nell’orizzonte le barche senza vele

come scheletri con la loro scienza di arrivo

cosa e dove arriva tu lo sai

cosa insegnano “barca” e “vela”

e solo “arrivare” mi è strano e lontano.

E nel tuo paesaggio…

qui risplende intatta

cosa in cielo è

la forza:

Futuro.

Tu sai

Cosa significa il morire

lo  sogni

senza mai nominarlo.

Vieni amore ora ti prendo con me

la mia Parola

giù

il corpo, il fratello corpo

si apre

scivoliamo insieme

slitta nel profondo

nel mezzo

il corpo

TU.

E il tempo

vibra in un punto.

 

Ma la celebrazione dell’arte della poesia, con le sue suggestioni, o meglio i suoi suggerimenti analogici, che esprime quello che la lingua della razionalità non è in grado di esprimere è compiuta anche nel canto femminile Parola.

La Parola-rivelazione è parola sacra e il poeta è sacerdote.

Parola

come acqua

/sacra

vivo lucore

dire

<<amore>>

si posa

su tutto

rinnova

il mondo.

Parola prima

inusuale

mi porta

e pretende

il tributo

di un me sacerdote.

Non posso

fermare il canto:

chiudere le fonti

è empio.

Sacerdote è

il Poeta

ma chi ama

è re e sacerdote.

 

Dai testi esaminati risulta evidente come sia assolutamente dominante nella poesia de La luce dell’anima lo sguardo, terzo tema oggetto di quest’analisi, imprescindibile in ogni lirica d’amore.

Questo tema, consustanziale alla stessa nascita delle letterature nelle lingue volgari, fra le quali possiamo citare come esemplari le poesie della Scuola Siciliana che cantano la fenomenologia dell’amore come Amor è uno disio che ven da core con i celebri versi «e li occhi in prima generan l'amore» e «ma quell'amor che stringe con furore / da la vista de li occhi ha nascimento» viene pienamente declinato ne La luce dell’anima nella poesia che apre il canto Io e te insieme.
 
Terminiamo quindi quest’analisi, come in un cerchio ideale che si chiude, risalendo alla prima lirica nella quale la voce femminile dichiara che a dare la gnosis, a svelare cioè il senso dell’esistenza, non è la ratio, ma l’amore, manifestazione dell’irrazionale per eccellenza, epifania del divino:

Io e Te insieme

siamo pura luce e gioia

e allora capisci

che siamo polvere di stelle

e soffio di Dio.

Io e Te insieme

e allora tu sei più bello

e ogni ruga ha un senso

E Tu sei il libro

sapienziale e amato.

Ti leggo

e passo il mio dito

su ogni segno del volto

e sfoglio le pagine

del tuo corpo.

Vi leggo

il senso dell’amore

e il mio destino

vi leggo

l’eternità che mi hai dato.

Dio è amore

e solo l’amore dura

eterno

Tu sei la mia identità

e io la tua.

 

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La luce dell'anima - recensione di Fortuna Della Porta

Dieter Schlesak- Vivetta Valacca La luce dell'anima (Zeit Los brennt dieses Licht hier) ed. ETS, 2012 Eros, inteso come forza di attrazione di corpi, sembra aleggiare irresistibile e prepotente sulla silloge....

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Amore e mutazione - di Annelisa Addolorato

 Amore e mutazione Recensione del libro – bilingue (tedesco/italiano - di poesie di Vivetta Valacca e Dieter Schlesak “La luce dell’anima”, introduzione di Angelo Tonelli (Ets, Pisa 2011).   Una lettura di...

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La luce dell’anima - recensione di Alessandra Mignone

La luce dell'anima - Zeit Los brennt dieses Licht hier Dieter Schlesak, Vivetta Valacca 2011, Edizioni ETS Pagine: 162 ISBN: 9788846731586 Dove finisce Io? Dove incomincia Tu? E’ Soltanto NOI...

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Sentinella, a che punto è la notte? di Vivetta Valacca
Sentinella, a che punto è la notte? di Vivetta Valacca

  «Sentinella, a che punto è la notte?». Gli 80 anni di Dieter Schlesak   «Sentinella, a che punto è la notte? Sentinella, a che punto è la notte? La sentinella risponde: «Viene...

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La luce dell’anima - presentazione di Corrado Di Pietro

  DIETER SCHLESAK – VIVETTA VALACCA   LA LUCE DELL’ANIMA     Presentazione di   Corrado Di Pietro       C’è un filo, unico e ininterrotto, che lega molti luoghi della letteratura mondiale e unisce poeti diversi per origine, formazione, appartenenza,...

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La luce dell’anima - IL MATRIMONIO VERBALE...

IL MATRIMONIO VERBALE DI Vivetta E Dieter     Nota di lettura al volume La luce dell’anima (ETS, Pisa 2011) di Vivetta Valacca A un anno dal conferimento del Premio Astrolabio è per me...

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Visione, arte e sguardo di Vivetta Valacca

Visione, arte, sguardo ne La luce dell’anima di Dieter Schlesak e Vivetta Valacca Lezione di Vivetta Valacca, Università di Cassino e del Lazio Meridionale 2 maggio 2016         Visione, Arte, Sguardo: questo il fulcro...

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Nota a La luce dell’anima di Ubaldo de Robertis

 La luce dell’anima, di Vivetta Valacca e Dieter Schlesak.     Mi viene voglia di collocare in un ideale luogo letterario la serie di incontri tra Vivetta e Dieter  intenti a creare il...

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Il farmacista di Auschwitz

IL FARMACISTA DI AUSCHWITZ  

Il farmacista di Auschwitz

La luce dell'anima

LA LUCE DELL’ANIMA Autore: Dieter Schlesak - Vivetta Valacca   Come nell'alchimia tradizionale l'amore animico trasmuta la saliva in acqua della vita e fa scaturire "corpi di gloria" degli amanti: "Perché chi è innamorato...

La luce dell'anima

L’uomo senza radici

L’UOMO SENZA RADICI

L’uomo senza radici